La vicenda ha come riferimento il tragico contesto storico della Shoah, ma è un punto di partenza per riflettere sulla persistente vitalità, purtroppo, delle ideologie di tipo nazista e più in generale dei pregiudizi razzisti e xenofobi e delle tante forme di intolleranza e violenza. La trama si sviluppa dalla storia esemplare di un uomo e una donna che, dall’oggi al domani, si trovano improvvisamente gettati in un vortice di follia e persecuzione, per il solo fatto di essere marchiati come ‘altri’; non hanno nessuna colpa, non hanno commesso alcun crimine, ma qualcuno ha deciso che non sono degni di poter vivere liberamente la loro vita perchè sono ‘diversi’ dagli standard della casta dominante. I due protagonisti sono continuamente sballottati fra il rimpianto della vita perduta e la tragica realtà del presente, in una sfibrante alternanza di rassegnazione e ribellione: è come se fossero intrappolati in una bolla atemporale, dove la visione delle cose è distorta, inesplicabile, deformata, in una zona di confine tra il reale e il surreale.

 

L’azione drammatica è affidata ad una modalità quasi esclusivamente gestuale, una scelta che è non solo artistica, ma anche finalizzata ad amplificare il senso di oppressione e di spaesamento dei due protagonisti. In tal senso, la parte video serve anche a sottolineare l’ambiguità della reale percezione degli eventi; una frattura, però, che non ci sottrae all’inesorabile imprevedibilità del nostro comune Destino che, spietato e indifferente, gioca a caso con la vita e con la morte, come una sorta di divinità arrogante e malvagia. E questa relazione allarga il campo alla riflessione sui nostri comportamenti in generale, anche nelle (apparenti) piccole cose quotidiane, quando spesso siamo a noi a giocare con i sentimenti, le aspirazioni e le sensibilità degli altri. Quest’opera, in senso propriamente tecnico, è un tentativo di conciliare diverse prospettive e possibilità artistiche, agendo in una ‘zona di confine’ dove il teatro è sempre il fulcro, ma si connette con il mondo delle immagini e della musica. Questo movimento interdisciplinare, comunque, non è mai fine a sé stesso, o al servizio di effimeri ‘trucchi’ spettacolaristici, ma nelle intenzioni vuole unire la tradizione teatrale con i moderni strumenti tecnologici, nel segno di una costante attività di ricerca e di sperimentazione.