SETTE PECCATI
“Sette Peccati” è un atto unico che vede in scena otto interpreti, impegnati in una ricerca fisica e psicologica sui vizi capitali. Attraverso un linguaggio che fonde il teatro e la danza contemporanea, lo spettacolo indaga l’imperfezione umana, trasformando concetti morali in movimenti viscerali, tensioni corporee e frammenti di testo. Il viaggio attraversa le ‘sette ombre dell’anima’, ognuna caratterizzata da un’estetica e da una ricerca emotiva specifica:
Avarizia: la scena si apre in un proscenio ingombro di denaro e di abiti fatti di soldi. Il gruppo si muove in una lotta frenetica per il possesso, sussurrando il desiderio di avere tutto. Si riflette sulla brama malsana che spinge a calpestare l’altro e sull’invenzione umana del valore monetario, che finisce per governare il mondo.
Lussuria: è un duetto che esplora il desiderio come consumo. L’interazione è mediata da un manichino, simbolo dell’oggettivazione, dove l’illusione dell’affetto maschera la volontà di usare l’altro e poi gettarlo via.
Ira: con abiti strappati e movimenti violenti, gli interpreti danno sfogo alle loro esplosioni individuali di rabbia. Il quadro culmina in un urlo muto ed in maschere di violenza, rivolte sia verso sé stessi che verso il mondo esterno.
Accidia: in un’atmosfera grigia e rarefatta, i corpi giacciono ‘rotti’ ed ormai incapaci di alzarsi. È il peccato della rinuncia: si rimanda la felicità, l’amore e la vita stessa, chiudendo il cuore per non sentire più nulla.
Gola: l’insaziabilità si sposta dal cibo all’arte. Una scultura diventa l’oggetto del desiderio estremo; la protagonista, in un’estasi feroce, arriva a ‘consumare’ l’opera d’arte per possederne l’infinito, trasformando la fame in un atto distruttivo.
Invidia: ispirato all’estetica di Pina Bausch, questo quadro mostra il desiderio deformante di essere l’altro. I corpi vengono manipolati e corretti con violenza, mentre le confessioni di invidia vengono sputate fuori come proiettili. Gli interpreti finiscono per deformare le proprie silhouette, diventando pesanti e goffi.
Superbia: lo spettacolo culmina con l’ascesa della superbia, vestita di bianco e oro. I movimenti richiamano la rigidità di una setta invasata che si crede superiore persino al divino. La preghiera diventa un atto di potere e auto-celebrazione, che si spegne bruscamente nel buio finale.
“Sette Peccati” non vuole giudicare, ma di mettere a nudo le fragilità di un’umanità che, tra cadute e ossessioni, continua a cercare un senso nella propria incompletezza.
Simona Antonietti
Clotilde Elena Caiazza
Ilaria Checchi
Maria Enza Latella
Marco Mastronicola,
Valentina Rizzi
Edi Saviola
Roberta Schiavi
Ideazione, coreografie e regia
Francesca Rizzi
Regia tecnica, grafica, editing video, audio e luci
Danio Belloni
Coordinamento NexTeatro e Ufficio stampa
Paolo Ascagni